Nel 1916 tra le trincee
austriache qualcuno si inventò un soprannome:
Diavoli Rossi. Si riferiva a quei maledetti soldati
italiani che non si riuscivano proprio a sconfiggere.
Assalti, artiglieria pesante, mitragliatrici, bombe…tutta
la forza militare degli austriaci era vana: questi soldatini,
con le mostrine rosse, non si riuscivano proprio a frenare.
Erano più duri delle rocce. Nelle fila dell’Esercito
italiano i Diavoli Rossi venivano chiamati, più
istituzionalmente, Brigata Sassari. Erano per lo più
contadini e pastori dell’entroterra sardo che
nel 1916 furono spediti a combattere sulle alpi, precisamente
sui monti che circondano l’Altopiano di Asiago.
I sardi, che probabilmente videro per la prima volta
la neve, non solo si adattarono ad un clima e ad un
terreno per loro mai provato prima, ma si dimostrarono
la brigata più dura e tenace sul fronte della
Prima Guerra Mondiale. Le vicende storiche e umane della
Brigata Sassari sono arrivate a noi contemporanei grazie
ad un “Tenente Astemio” che scrisse, anni
dopo, in esilio, una straordinaria opera: Un anno sull’Altipiano.
Quel Tenete era Emilio Lussu, che successivamente, con
la fine della Grande Guerra e l’avvento di Mussolini,
divenne storico ed intellettuale antifascista. Un anno
sull’Altipiano ci riporta tra le trincee dove
gli uomini della Brigata Sassari vissero dal 1916 al
1917. Ci fa vivere il frastuono delle bombe, l’attesa
degli assalti, la follia dei generali, l’ironia
dei soldati, con un tratto unico di profonda umanità.
Lussu non racconta la sua esperienza considerando i
soldati della Brigata Sassari eroi o vittime, buoni
o cattivi, ma persone con coraggio, paure, lacrime e
sorrisi. Conosciuto Tenete Astemio nasce da qui: dall’umanità,
spesso tragicomica, con cui Lussu ci racconta un anno,
in trincea, sull’Altopiano di Asiago.
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